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Nella stagione
1981-82 arrivò un nuovo sponsor, le cucine Berloni, grazie al quale Torino vivrà il suo miglior periodo.
Questa fu una grande stagione per Torino. La coppia di americani era composta da Ernst Wansley e da Bruce ‘Soup’ Campbell (soprannome dovuto ad una marca di cibo in scatola la soup (zuppa) Campbell appunto). In panchina c’era Gianni Asti. Torino iniziò il campionato alla grande, grazie anche al suo nuovo americano e alla pattuglia di italiani veramente di primo piano (Caglieris, Sacchetti e Brumatti). Ma la solita sfortuna colpì Campbell che si infortunò e venne sostituito da Don Ford biondo californiano dal tiro mortifero. La stagione terminò con la Berloni al 2° posto in regular season e nei play off arrivò fino alle semifinali dove venne sconfitta dai futuri campioni d’italia della Billy Milano allenata da Dan Peterson e con in squadra gente del calibro di D‘Antoni, Meneghin, Gianelli e in panchina Gallo Gallinari tecnicamente scarsissimo ma grandissimo difensore. Il raggiungimento della semifinale esaltò società e tifosi e durante il mercato estivo arrivò a Torino Renzo Vecchiato pivot della nazionale italiana. C’era molta attesa per la nuova stagione che però non sarà pari alle attese. Sesto posto in campionato ed eliminazione ai play off ai quarti di finale contro Pesaro. L’unico lato positivo fu l’esordio in serie A di un giovane dalle grandi promesse, Riccardo Morandotti, capace nella prima partita giocata in serie A al PalaRuffini di terminare la gara con il 100% al tiro dal campo. Nell’annata 83-84 arrivò a Torino un nuovo allenatore, il Prof. Dido Guerrieri che farà innamorare di lui tutti i tifosi torinesi per la sua semplicità, umanità e competenza. La squadra fece un campionato eccezionale dando spettacolo. I due americani erano James Ray e Scott May. Il primo arrivò a campionato iniziato, ottimo giocatore ma spesso un po’ fuori dagli schemi mentre May era un giocatore eccezionale, faceva sempre la cosa giusta al momento giusto. Se c’era bisogno di un tiro importante lui lo metteva, in difesa era fortissimo e nonostante l’altezza non eccelsa prendeva anche parecchi rimbalzi. Dido Guerrieri lo definì uno dei migliori stranieri mai venuti in Italia. La squadra terminò la stagione regolare al secondo posto e venne eliminata ai play off dalla Granarolo Bologna. Come sempre, anche in quella stagione, la sfortuna era sempre presente in casa Berloni. Le partite decisive dei play off furono giocate senza Caglieris infortunato e con Sacchetti anche lui limitato da un’infortunio. La Berloni finì l’anno con un record beffardo: vinse tutte le partite giocate con la rosa al completo senza infortuni.
Stessa storia nell'anno successivo, quella che
consacra definitivamente Morandotti a titolare
inamovibile della squadra che sostituisce in
quintetto Romeo Sacchetti ceduto per le solite
questioni di bilancio. Al posto di James Ray
arriva a Torino Mike Gibson. In prima squadra
fanno la loro apparizione Pessina e Vidili,
che il coach Guerrieri non disdegna di mettere
in campo. La stagione regolare vede Torino
terminare il campionato al terzo posto e ai
play offs arriva abbastanza tranquillamente in
semifinale dove incontra Milano. Semifinale
che ancora una volta vede Torino
sconfitta, battuta da un immenso Joe Barry
Carrol che, nella partita giocata a Torino,
segna 8 canestri nel finale di gara
permettendo all'Olimpia di espugnare per un
solo punto il PalaRuffini. Ma l’apice delle sfide fra Torino e Milano fu raggiunto l’anno successivo. Nell’estate arrivano a Torino Bantom, Croce, Giampiero Savio. La squadra espresse sempre un gioco altamente spettacolare e la stagione regolare vide i torinesi al terzo posto. Nei play off, in semifinale, ancora Milano. Fu una serie da cardiopalma e come sempre la sfortuna era dalla parte di Torino. Nelle ultimissime giornate di campionato prima Morandotti poi Vecchiato si infortunarono e terminarono anzitempo la stagione. Poi anche Croce, nei play off, si fratturò il naso e fu costretto a giocare con una maschera protettiva. Nonostante tutto, Torino riuscì nel miracolo di vincere la prima partita a Milano mettendo in campo i ragazzini Pessina e Vidili autori di un’ottima partita. Nel ritorno a Torino la partita iniziò come meglio non avrebbe potuto con una bomba da tre di Giampiero Savio ma la sfortuna era sempre vigile e anche Scott May fu limitato da problemi ai tendini. Nella terza partita a Milano la Berloni fece di nuovo una grande partita ma Scott May ne giocò solo pochissimi minuti e Milano riuscì per pochi punti a qualificarsi per la finale.
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