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CUOREGIALLOBLU.COM |
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Associazione
per la promozione della pallacanestro di Torino e Provincia |
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FREQUENTLY
ASKED QUESTIONS |
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Terza
puntata: la politica sportiva |
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Cari
amici devo ammettere con tutta onestà che
scrivere questo articolo è stato per me un
vero e proprio rompicapo anche perché nel
frattempo alcune cose sono cambiate nella
politica sportiva della città. Infatti è da
accogliere positivamente la notizia della
concessione
alla Fondazione Top degli impianti
olimpici da parte delle istituzioni, ma
soprattutto la volontà di affidarsi al
mercato internazionale degli eventi,
attraverso bandi, per la gestione di queste
strutture. La nascita della Fondazione
e la scelta di aprirsi all’esterno
non è stato un percorso semplice, come
non sarà facile, a mio parere, neanche
scegliere sia il
nuovo gestore
sia le
priorità
per la vita sportiva della città.
Sicuramente l’aprirsi all’esterno è un
buon segnale per una città che ha forte
carenza di professionisti dello evento
sportivo, escluso il calcio naturalmente. Se
come si evince anche dalle dichiarazioni mezzo
stampa di alcuni esponenti politici della
nostra città si volesse puntare su basket e
pallavolo verrebbero sicuramente riattivati
canali nazionali e internazionali che
mancavano dai tempi del Cus e della Auxilium,
quando queste erano società vincenti. Lo
scambio di informazioni che nascerebbe sarebbe
importante
sia per sviluppare nuove
competenze,
necessario a proseguire il lavoro fatto
durante le olimpiadi, sia per
creare società in grado di competere
ai massimi livelli nazionali. La crescita di
queste società premetterebbe di
avvicinare non solo un gran numero di
appassionati ma anche di addetti ai lavori e/o
di persone desiderose di entrare
nel mondo dello sport. In tal senso una
funzione importante l’avrebbe il Top se si
trasformasse in ente di formazione dello
sport, creando
sinergie con il mondo della scuola
e della imprenditoria. La politica
sportiva della città farebbe perciò quel
salto qualitativo e organizzativo necessario
per dare
continuità ai progetti, focalizzandosi su un
concetto fondamentale che l’evento è un
prodotto e chi lo crea fa impresa. Devo
ammettere però
che questo tipo di ragionamento dopo le
olimpiadi è
stato metabolizzato da alcuni
personaggi delle istituzioni. La
mancata programmazione del post
olimpiade ha però generato una gestione del
parco impianti economicamente deficitaria, da
come si evince dai giornali,
a cui si è accompagnata, a
mio parere, una non corretta visione
dello scenario sportivo della città. Infatti
puntare sui grossi eventi non è sbagliato ed
è in linea
con la logica per cui le istituzioni
non possono creare società sportive, ma
laddove mancano tradizioni e un
forte seguito di pubblico qualsiasi
iniziativa diventa un azzardo, rischiando,
come nel caso di Torino, di organizzare
manifestazioni non economicamente proficue. Le
finali della Uleb Cup ne sono il classico
esempio dato che i torinesi hanno seguito con
distacco l’evento mentre ciò
non era avvenuto
nei primi anni novanta quando a Torino
si incontrarono
Efes Istanbul e Aris
Salonicco in uno stracolmo
Parco Ruffini. Per concludere perciò
dalla lettura dei bandi di gara per l'assegnazione
degli impianti e dalle loro linee guide si
potrà capire se Torino potrà tornare la città
dove sono nati gli sport in Italia o
se sarà condannata alla monocultura
del calcio. La mia impressione è che la
scelta salomonica di aprirsi all’esterno sarà
di stimolo per tutti e forse
anche per il calcio. |
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Seconda
puntata: gli impianti |
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La
storia del fallimento dell’Auxilium è un
racconto che viene narrato a chi voglia
avere una visione più completa del
perché il basket a Torino viva questo lungo
oblio. Sicuramente ci si potrebbe meravigliare
nel sapere che nel 1994 , dinanzi alla
pressante richiesta della allora dirigenza
gialloblu, il sindaco di Torino non si impegnò
in nessuna operazione di salvataggio perché,
a suo dire, perdere il basket non era un
dramma per la città. La meraviglia diventa
incredulità se si pensa che l’allora
sindaco sia poi diventato il presidente del
comitato olimpico per i giochi invernali del
2006 ovvero Valentino Castellani.
Chiunque potrebbe però obiettare che i
giochi invernali e la pallacanestro
sono due eventi differenti. Il ragionamento è
corretto se ci si limita alla manifestazione
sportiva ma nello
stesso tempo è fallace
se si considerano le eredità lasciate
dalle olimpiadi
invernali
ossia gli impianti sportivi. Perciò se
tralasciamo il fatto che un effetto turistico
post-olimpico non c’è mai
stato, per maggiori informazioni
chiedete alla associazione degli albergatori
torinesi,
rimangono ancora da risolvere
i problemi legati alla utilizzazione di
questi impianti che hanno finora avuto elevati
costi di gestione
ma poca redditività.
Perciò la soluzione della loro
gestione non è solo un problema legato al
mondo del basket ma alla intera collettività,
perché i costi di una mancata programmazione
post-olimpica
sono pagati da noi contribuenti
torinesi. Allora che fare? Diciamo che questa
risposta dovrebbero darcela i protagonisti
della bellissima, ma assai costosa, stagione
olimpica, e che
noi potremmo solamente
azzardare delle ipotesi. In primo luogo
bisognerebbe capire quanto costano alla città
questi impianti e quale è il tipo di gestione
più utile
a realizzare, attraverso un
progetto pluriennale,
il risanamento dei debiti finora
accumulati
per creare in seguito un
percorso virtuoso e redditizio non solo
dal punto di vista economico ma anche
di immagine della città.
In
secondo luogo ci si potrebbe chiedere quanto
possa essere
utile la pallacanestro alla soluzione di
questo problema di carattere gestionale. A
questo punto risulterà chiaro che
il Palaisozaki e il
Palavela sono strutture ideali per gli sport di squadra, soprattutto
se ad alto livello. Infatti Torino si è
aggiudicata una manifestazione importante come
la Final Eight della Uleb Cup proprio perché
la ricchezza del suo parco impianti e la sua
modernità creano una situazione favorevole
a chi voglia investire negli eventi
sportivi e culturali. Perciò chiunque voglia
costruire un progetto serio
e duraturo
per il basket torinese deve partire
dall’assunto che assieme alla attività
sportiva si possano collegare moltissime altre
iniziative sia di
carattere commerciale che culturale.
Esempi concreti
arrivano sia dalla gestione del Forum a
Milano che dal progetto Delle Alpi a Torino.
Nella gestione del Forum fatta da Toni
Cappellari, manager della Olimpia Milano, la
attività sportiva è stato uno
degli elementi che hanno composto il calendario delle manifestazioni
organizzate ogni anno all’interno
dell’impianto. I guadagni, per chi gestiva,
provenivano sia dalla vendita
dei biglietti che dalle sponsorizzazioni
a cui si sono aggiunti
gli introiti ricavati dalla
ristorazione e
dallo affitto dell’impianto a terzi.
Un altro esempio interessante da citare è il
progetto ideato dalla
Juventus per la gestione
Stadio Delle Alpi. Infatti
all’interno della nuova struttura non sarà
ospitato solamente il campo da
calcio , ma anche un supermercato , un
area merchandising, e differenti aree di
ristoro. Un mondo calcio utile
alla società e a gli sponsor e per
creare una sinergia tra
il tifoso , la squadra e le attività
commerciale costruite attorno ad essa. Ora
strutture come il Palaisozaki e/o il
Palavela si potrebbero utilizzare
come delle scatole in
grado di
contenere
sia un
campo da basket e/o pallavolo
trasformabile anche in una pista
per il ghiaccio e l’hockey , ma anche
aree di ristoro, palestre e sale per convegni.
In questo modo
si potrebbero organizzare
concerti, fiere, convention o eventi
sportivi, programmando un calendario di
attività che andando a regime diventi una
giusta sintesi tra l’idea Juventus
e le attività del Forum. Per fare
tutto ciò esistono già società in Europa e
negli Usa che
svolgono con profitto questa attività.
Queste società sono
proprietarie o hanno partecipazioni in squadre
di basket, hockey, calcio e nello stesso tempo
organizzano eventi, fiere, convention sempre
nello stesso impianto
e talvolta con più appuntamenti nella
stessa giornata. Ci si chiede allora perché a
Torino,
essendo la città dotata di tale
ricchezza e con un immagine nuova e
internazionale frutto delle
olimpiadi, questo tipo di idea non si
sia ancora realizzata. Questo però è
il
quesito a cui cercheremo di dare
risposta
nella
terza puntata ossia la politica
sportiva nella città di Torino. |
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Prima
puntata: lo scenario |
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Qualunque
persona che voglia vedere
il
basket a Torino per capire quale
squadra seguire dovrà partire dalla C1 per
scendere verso il basso.
Superato lo shock iniziale il neofita
del basket si chiederà come mai in una delle
città più importanti della nostra penisola,
con oltre tutto blasonate squadre di
calcio, la pallacanestro si trovi in questa
situazione. Il suo dubbio oltre modo si
rafforzerà venendo a conoscenza del fatto che
città come
Biella, Casale, Novara e piccoli comuni
come Omegna
e Castelletto Ticino hanno squadre
che giocano
in leghe importanti. D’ altra parte
Torino ha un terzo
degli abitanti di tutto il Piemonte
e una storia imprenditoriale di un
certo rispetto, perciò quali saranno le
difficoltà di un dirigente torinese nel
trovare sponsor importanti per
costruire un progetto che possa permettere al
basket nostrano di raggiungere gli stessi
risultati del passato?
Una
delle prime risposte può essere il fatto
che il calcio negli ultimi quindici
anni nella nostra città
ha creato una monocultura che ha messo
in grave crisi
anche altre discipline
come la pallavolo, ma anche
la
storia della Auxilium e
il
suo fallimento possono dare delle
indicazioni importanti. L’Auxilium
Pallacanestro Torino,
seppur nata dalla collaborazione di
quattro società torinesi, ha avuto come
ossatura economica una famiglia
d’imprenditori che arrivavano da Asti, gli
Ercole, e
un sponsor importante come
la Berloni
che però
operava
a Pesaro
e che non è mai stato
legato alla città se non
affettivamente. Inoltre la breve storia dei
successi del basket torinese non ha permesso a
questa disciplina
di radicarsi talmente tanto da essere
sentita come un patrimonio della città. Perciò
la chiusura della gloriosa Auxilium non ha
creato grossi traumi nè al mondo della
politica nè
a quello dell’imprenditoria locale perché
in termini di consenso e di
guadagni non creava profitto.
Dal
1994 ad oggi il mondo cestistico torinese
è riuscito però
a riorganizzarsi con obiettivi e
dimensioni diverse a cui il nuovo utente, per
ora, si deve adeguare. Sì è così creata una
mappa della città con tre progetti
interessanti per il loro lavoro sul
territorio.
Il
primo progetto ha visto la nascita di un asse
tra Collegno
e Torino formato dalla Auxilium,
la Ginnastica
e
la Crocetta
in cui lavorano
vecchie conoscenze del basket
cittadino,
che grazie alla loro rete di relazioni
hanno creato una buona prima squadra ma anche
un forte vivaio giovanile.
Un
secondo tassello dello scenario cittadino
attuale è rappresentato dal Cus, che nella
divisione basket
sta sfornando giocatori interessanti,
ma con il limite
strutturale di far parte di una polisportiva
molto legata
al mondo
universitario e alla sue dinamiche.
Il
terzo vertice della mappa è composto proprio
dalla regina del campionato ossia Moncalieri.
Una squadra ed una società costruita
con la
politica dei piccoli passi
ma
dalla
geniale idea di
coniugare la politica sportiva con
quella degli eventi, realizzando
tornei giovanili e professionistici di
notevole spessore che hanno permesso alla
società di tessere relazioni importanti anche
con il basket di alto livello. Infine vi è da
segnalare il
lavoro di Gianni Asti
nella nostra città, il quale è
impegnato, con estremo successo, nella
ricostruzione delle polisportive
giovanili salesiani base storica del basket in
città. Il nuovo appassionato di basket
però si chiederà, da questo scenario,
che speranze
possa avere per vedere le proprie
passioni rappresentate da una grande squadra.
Una indicazione importante la potrà dare la
politica degli impianti ereditati dalle
Olimpiadi invernali del 2006. Ma questo è il
tema della prossima puntata. |
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