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“Una
cosa è certa sul tifo: non è un piacere parassita,
anche se tutto farebbe pensare al contrario, e chi
dice che preferirebbe fare piuttosto che guardare non
capisce il concetto fondamentale. Il basket è un
contesto in cui guardare diventa fare –non in senso
aerobico, perché guardare una partita con il fumo che
ti esce anche dalle orecchie, e poi bere e mangiare
patatine per tutta la strada del ritorno è assai
improbabile che ti faccia un gran bene, nel senso in
cui te ne fa la ginnastica di Jane Fonda o lo sbuffare
su e giù per il campo. Ma nel momento del trionfo il
piacere non si irradia dai giocatori verso l’esterno
fino ad arrivare ormai smorzato e fiacco a quelli come
noi in cima alle gradinate: il nostro divertimento non
è una versione annacquata del divertimento della
squadra, anche se sono loro che segnano i canestri
[…]. La gioia che proviamo in queste occasioni non
nasce dalla celebrazione delle fortune altrui, ma
dalla celebrazione delle nostre; e quando veniamo
disastrosamente sconfitti il dolore che ci inabissa,
in realtà è autocommiserazione, e chiunque desideri
capire come si consuma uno sport deve rendersi conto
prima di tutto di questo. I giocatori sono
semplicemente i nostri rappresentanti, e certe volte,
se guardi bene, riesci a vedere anche le barre
metalliche su cui sono fissati, e le manopole alle
estremità delle barre che ti permettono di muoverli.
Io sono parte del club, come il club è una parte di
me, e dico questo consapevole del fatto che il club mi
sfrutta, non tiene in considerazione le mie opinioni,
e talvolta mi tratta male, quindi la mia sensazione di
unione organica non si basa su un fraintendimento
confuso e romantico di come funziona la pallacanestro
professionistica.”
(
Nick Hornby )
Il
tifo torinese rinasce nella fine della stagione
2000/01, grazie al nuovo entusiasmo di vecchi tifosi
che in ogni modo cercano di rinvigorire l’amore per
la storica squadra di Torino caduta nell’abisso
della C-1.Con un po’ di fortuna si riesce a riempire
un pullman da 30 persone,destinazione Genova, con un
target assai variegato (dal vecchio ultras militante
in tutti i palazzetti delle serie maggiori, al
simpatizzante semplicemente appassionato di
pallacanestro fino ad arrivare a chi era alla prima
trasferta al seguito della gloriosa Auxilium)
decisamente diverso da chi ora domenicalmente segue le
gesta dei nostri giocatori in giro per l’Italia.
Tra
le partite in casa e le trasferte, con un seguito
abbastanza consistente per la categoria in cui si
militava, si comprende che l’amore per la
“vecchia” Torino giallo-blu era ancora forte, non
era subordinato a nessuna categoria, e lo si capì
alla gara 3 della finale dei play-off con Valenza: un
Pala Taroni gremito in ogni ordine di posto, un tifo
esplosivo e continuo che partendo dalla curva
contagiava vecchi e bambini in tutto il palazzo pronti
a gridare il loro orgoglio torinese ed a sostenere
quei cinque ragazzi che lottavano come leoni. In
questo ambiente Torino riconquistava la B-2, un
piccolo passo avanti che di sicuro non sazia il grande
pubblico torinese ma riesce a dare nuovi stimoli al
tifo organizzato: a fine stagione si decide di
ufficializzare la nascita dei Rude Boys 1989, nome
deciso per non staccarsi dalla tradizione del vecchio
gruppo “Boys” a cui appartenevano molti componenti
del nuovo gruppo (anche se per onor di cronaca bisogna
dire che la componente dei Clockwork e degli Eagles
era, e lo è tuttora,
fortemente rappresentata).
Questo
permetterà all’Auxilium di aver seguito in quasi
tutte le trasferte (da segnalare la trasferta a
Carrara dove un gruppo di circa 30 Rude sostengono in
ogni modo la propria squadra, in un palazzo definito
da molti “caldo”, facendo scappare anche alcuni
ultras del Pisa calcio che ci scambiarono per tifosi
carraresi loro gemellati) ed in ogni partita giocata
al PalaTaroni ma la squadra non ripaga la passione dei
suoi ultras: a fine stagione non si scappa dai
Play-out e fra lo stupore generale si arriva al
verdetto, della poi evitata, retrocessione.
La
stagione successiva sarà al contrario un successo con
una squadra senza troppe pretese che si rileverà una
vera e propria mina vagante che sfiorerà i play-off e
conquisterà a pieno titolo (a differenza della
squadra dell’anno precedente giustamente liquidata
dal presidente in serie minori) la fiducia e l’amore
dei suoi ultras: trasferte massicce (considerando la
categoria) in tutte le località dove giocava Torino e
si incomincia a delineare anche la mentalità del
gruppo. Nell’avvicinarsi a questi palazzeti ci si
accorse subito di come la nostra presenza l’anno
prima fece scoppiare focolai di tifo in vari
palazzetti o,
per meglio dire, palestre, realtà che proprio non
avevano niente da spartire con la nostra di vecchi
ultras appartenenti ad una nobile “decaduta” del
basket nazionale.
Si
decise di adottare una mentalità ultras, che potremmo
definire “filosofia Rude”, all’insegna della
goliardia (componente fondamentale del nostro gruppo
anche per cercare di sdrammatizzare la pietosa caduta
della squadra in queste serie minori),
dell’attaccamento alla maglia ed alla città e del
far festa e di divertirsi in ogni palazzo dove la
gloriosa casacca giallo-blu era impegnata.
Una
mentalità adottata anche per cercare di evitare
incidenti con realtà distanti anni luce dalla nostra, anche se non si è potuto evitare qualche piccola scaramuccia
con chi ha tentato di “offenderci” gratuitamente.
Il
nostro gruppo si compone di persone che oltre alla
vecchia militanza nei gruppi ultras dell’Auxilium
arriva da esperienze in gruppi organizzati calcistici
come Juve e Toro senza che questo però pregiudichi
rapporti o porti a scontri all’interno del gruppo
,anzi è motivo di goliardia e sberleffi tra di noi
nei lunghi viaggi al fianco dell’Auxilium fino
all’entrata del palazzetto: da lì in avanti si è
tutti uniti per difendere i colori GIALLO-BLU della
NOSTRA Torino.
Il
cardine della nostra mentalità è l’orgoglio
torinese e non vogliamo che niente lo scalfisca: nè
il calcio, nè la politica (il palazzetto non ci
sembra il luogo adatto per farne).
Ritornando
alla stagione passata questa si concluderà in modo
soddisfacente sia per la squadra, consapevole di aver
tirato fuori dal suo cilindro magico una quanto mai
scontata salvezza (grazie ad un gruppo quanto mai
affiatato sotto lo sguardo vigile di Tassone),sia per
i tifosi (il seguito di ultras in trasferta è
aumentato considerevolmente).
Nell’attuale
stagione la presenza lontano dalle mura amiche del
PalaTaroni,a causa di una situazione in classifica
sicuramente non rosea, ha subito una diminuzione ma
questo non ha impedito di vedere lo striscione dei
Rude Boys in tutti i palazzetti dove Torino ha
giocato.
Questa
è soltanto una piccola breve storia per descrivere
questi quattro anni di transizione del tifo che
aspetta momenti migliori per far vedere tutto il suo
enorme potenziale. Per ora una sola cosa è certa: NOI
NON MOLLEREMO MAI!!!
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